L'architettura tecnologica Enterprise 2.0
// 23 Jun 2008 11:06
Dopo aver identificato, nel post precedente, le tecnologie abilitanti l’Enterprise 2.0 è necessario fare un ulteriore passo in avanti nella nostra analisi e capire quali sono gli approcci tecnologici allo stato dell’arte per le Enterprise Application.
Nel corso della Ricerca sono emersi tre elementi chiave che sintetizzano al meglio il nuovo approccio legato all’architettura tecnologica aziendale:
- il passaggio da sistemi informativi monolitici a sistemi realizzati in tanti piccoli componenti, ognuno in grado di fornire un servizio. È questo l'approccio tipico delle SOA, ovvero delle Service Oriented Architecture;
- la fruizione di servizi e componenti esterni all’azienda secondo il paradigma chiamato Software As A Service. Attualmente l’offerta di mercato spazia in questo ambito da servizi specialistici ad applicazioni verticali fino ad arrivare ad interi sistemi CRM o ERP;
- la possibilità di realizzare applicazioni, tramite la tecnica denominata Mash-Up, riutilizzando componenti già sviluppate secondo gli standard della rete. È possibile in questo modo personalizzare ed estendere il Sistema Informativo in modo semplice e con costi contenuti, .
L’utilità in azienda di queste componenti è tuttavia legata alla loro capacità di supportare processi aziendali articolati e dinamici: deve esistere uno strato di orchestrazione in grado di legarli alle regole del business e di attuare le logiche del Business Process Management.
Dalla nostra Ricerca emerge come questi approcci non siano solo teorici ma stiano prendendo piede sempre più all’interno delle aziende italiane: il 70% delle imprese ha intrapreso questo percorso e il 14% di queste lo sta seguendo nel modo più evoluto, ovvero abbinando le SOA a soluzioni di BPM come strumento di reale allineamento tra architetture applicative e processi di business.
Ma quali sono gli obiettivi che spingono le aziende ad orientarsi verso questa direzione? In primo luogo la volontà di razionalizzare il proprio parco applicativo e utilizzare, dunque, in modo “tattico”, le SOA, puntando all’integrazione e al riutilizzo del software; meno rilevante l’obiettivo di migliorare la flessibilità che invece è molto più evidente quando alle SOA si associa l’approccio BPM. In questo caso, infatti, l’obiettivo primario è proprio quello della flessibilità ed i benefici attesi dai CIO si focalizzano principalmente su un migliore supporto ai cambiamenti organizzativi (27% del campione) e su una riduzione di costi e tempi nel supportare nuovi processi (18%) insieme alla migliore riconfigurabilità dei processi (18%).
SOA e BPM si configurano quindi per i CIO come dei veri e propri asset aziendali, sui quali costruire una strategia di lungo periodo.
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