La diffusione delle tecnologie Enterprise 2.0 in Italia: dalle parole ai fatti?
// 21 Jan 2008 10:52
Uno degli obiettivi dell’Osservatorio Enterprise 2.0 è comprendere lo stato ed i trend nell'applicazione delle nuove tecnologie Web 2.0 in Italia. La nostra attenzione si è focalizzata in particolare sulla diffusione degli strumenti più tipici del social computing come blog, wiki, RSS, folksonomie (nel duplice significato di tagging e social bookmarking) e social network. Siamo consapevoli che il percorso verso l’Enterprise 2.0 non si esaurisce con l’introduzione di questi strumenti, ma sappiamo anche che ognuna di queste iniziative rappresenta una significativa proxy di una volontà di cambiamento.
Quelli di cui oggi disponiamo sono i risultati preliminari della Ricerca 2007, derivati da un campione che, ad oggi, conta 65 tra imprese e Pubbliche Amministrazioni.
Il primo grafico riporta per gli strumenti Web 2.0 analizzati il relativo livello di conoscenza, di interesse prospettico (ovvero l’introduzione prevista nell’arco dei prossimi due anni) e di utilizzo effettivo. Interesse e utilizzo sono intesi esclusivamente in un'ottica interna, ovvero verso dipendenti, agenti o collaboratori.
Certamente colpisce innanzitutto la presenza di un persistente gap di conoscenza: una percentuale significativa di intervistati ancora non conosce questi strumenti, percentuale che cresce se da blog e wiki si passa a strumenti come RSS, social network e folksonomie. A fronte di questo, i dati di interesse prospettico e di utilizzo, però, mostrano che una percentuale superiore alle nostre aspettative di imprese sta attualmente utilizzando alcune tecnologie Web 2.0. Inoltre, a testimonianza di un cambiamento che nel 2008 sarà ancora più esteso, se allarghiamo l’orizzonte temporale ai prossimi due anni questo numero si avvicina per strumenti come blog, wiki e RSS a quasi il 50%.
È utile a questo punto raffrontare questi dati con quelli degli altri servizi attualmente presenti nelle Intranet aziendali, per meglio capire il reale impatto di questi strumenti all’interno di un’impresa.
Un primo indicatore significativo è quello dell’attrattività: abbiamo confrontato presenza attuale e introduzione programmata di ogni singolo servizio. Il raffronto con l’analoga rilevazione dello scorso anno mostra che, da strumenti di nicchia, blog, wiki ed RSS, sono diventati strumenti “emergenti”, ovvero quelli sui quali si concentra l’attenzione maggiore. La loro introduzione, dunque, sta diventando una prospettiva sempre più comune tra le imprese che desiderano far evolvere la propria intranet. Social network e tagging, invece, sembrano ancora avere difficoltà ad affermarsi e sono tuttora rimasti allo stadio di strumenti di nicchia.
Un parametro di posizionamento altrettanto importante è quello della rilevanza, che analizza il singolo strumento sulla base della diffusione e del livello di utilizzo.
Quando presenti, gli strumenti Web 2.0 hanno livelli di utilizzo ben superiori alla media: anche in questo caso, blog, wiki, RSS e, in misura minore, il tagging, da question mark, si stanno oggi affermando come strumenti differenzianti. Se agli attuali livelli di utilizzo si dovesse sommare anche una maggiore diffusione, questi strumenti sono dunque destinati a divenire le killer application delle Intranet di nuova generazione.
Per concludere si sente spesso affermare che, a fronte di una notevole diffusione nel mondo internet, l’introduzione delle tecnologie del Web 2.0 all’interno delle organizzazioni sia qualcosa di ancora distante e forse intrinsecamente limitato. Ebbene alla luce delle prime risultanze della ricerca dobbiamo affermare come questa percezione sia sbagliata: seppure persista ancora un gap di conoscenza, una percentuale rilevante e crescente di imprese italiane – grandi e piccole – mostra un notevole interesse nei confronti delle tecnologie Web 2.0 e si sta muovendo concretamente e velocemente nella direzione di una loro implementazione all’interno dell’organizzazione.
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// 21 Jan 2008 15:11
Complimenti per l'analisi e le informazioni rese disponibili. E' interessante confrontare i vostri dati (gli unici che conosco sull'Italia) con quelli pubblicati ad esempio da McKinsey (http://www.mckinseyquarterly.com/Marketing/Digital_Marketing/How_businesses_are_using_Web_20_A_McKinsey_Global_Survey_1913_abstract) sul panorama internazionale: collective intelligence (48%), p2p networking (47%), social networking (37%), RSS (35%), podcasting (35%), wikis (33%), blogs (32%), Mashups (31%). L'indagine risale al Gennaio 2007 e comprende le risposte di 2,847 executive (44% C-level) sull'uso o l'intenzione d'uso delle tecnologie dell'Enterprise 2.0. Anche Forrester ha pubblicato diversi studi in questo ambito nel 2007, con cifre leggermente diverse.
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// 21 Jan 2008 15:33
Grazie per il commento Emanuele! Dunque i nuovi strumenti hanno fatto breccia, ma il punto è cosa ci fanno le imprese? Se strumenti teoricamente potenti come blog e wiki vengono poi applicati per usi banali o, peggio ancora, secondo approcci che contraddicono la filosofia dell’Enterprise 2.0 forse fanno più danno che beneficio.
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// 21 Jan 2008 16:27
Sono perfettamente d'accordo. Sarebbe infatti utile (magari l'avete già fatto) definire una tassonomia comune e classificare i case studies non solamente in base agli strumenti (wiki, blog, social networking, feed rss, etc), ma anche in base all'uso e la finalità che questi si pongono (knowledge management, project management, team collaboration, comunicazione interna, innovazione, etc). Esistono ormai più di 100 casi internazionali pubblicati, ma rimane sempre un pò difficile capire che tipo di problema è stato risolto con un blog o con un wiki. In ultima analisi, alle aziende non interessano i tool, quanto i problemi che risolvono e le opportunità che introducono.
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// 21 Jan 2008 16:58
E' sicuramente importante capire quali sono le finalità con le quali vengono attivate queste iniziative. Ci poniamo anche l'obiettivo di capire quali sono gli effetti in termini di impatti e risultati ottenuti. La relativa semplicità delle tecnologie 2.0 e la loro attuale disponibilità limitano le barriere all'avvio di nuove iniziative. Si può incorrere quindi nel rischio di seguire un approccio banalizzante e minimalista che non porta a cogliere quelle che sono le vere opportunità legate all'Enterprise 2.0.
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// 23 Jan 2008 14:18
Molto interessante. Non appena sarà possibile commentare pubblicamente questi dati, vi prego di avvertirmi, perchè vorrei parlarne in http://blog.studiopleiadi.it Grazie per l'ottimo lavoro che svolgete quotidianamente.
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// 23 Jan 2008 17:27
Grazie per l'apprezzamento. E' questo lo spazio che abbiamo appositamnte creato per commentare i dati che stiamo consolidando via via. La versione definitiva dei dati verrà presentata in occasione del Convegno pubblico (del quale riceverete comunicazione). In questi giorni ci sono pervenute varie richieste che ci suggeriscono di dare maggior visibilità al Blog e stiamo valutando l'allargamento della nostra Community.
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// 30 Jan 2008 11:57
Rimando al post obierno nella sezione Blog che illustra e motiva le modalità decise per l'allargamento della nostra Community.
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// 31 Jan 2008 23:58
Mi sembra di particolare interesse il dibattito sull'approccio che le aziende devono seguire per affontare queste tematiche, fra approcci minimalisti (sono solo ennesimi altri strumenti) e big bang organizzativi (enterprise 2.0 come nuovo modello di impresa?). Forse è una questione di orizzonti. Non condannerei approcci minimalisti o banalizzanti, anche perchè la "banalizzazione" è una spinta fortissima all'utilizzo, e poi perchè per sua natura questo fenomeno deve partire dal basso per essere realmente efficace. Come accade oggi sulla rete (pensiamo ad YouTube): il succeso lo determinano le singole persone, e non è mai calato dall'alto. Così in azienda ci sono ottime possibilità di dare strumenti utili e ottenere vantaggi concreti anche nel breve, assecondando una spinta prevalentemente bottom up. Si esaurisce qui l'Enterprise 2.0? Ritengo proprio di no: la disponibilità della tecnologia, unita ad un utilizzo ed un apprezzamento reale dei nuovi strumenti, è la condizione abilitante per fare un futuro salto ulteriore a livello organizzativo. Si abilitano processi trasversali, comunicazioni non gerarchizzate, decisioni condivise e "democratiche", processi di co-creazione con fornitori e clienti, abbattimento dei tradizionali confini dell'impresa... Insomma, quel nuovo modello di azienda che oggi immaginiamo e che chiamiamo "Enterprise 2.0". E' un po' come l'impatto iniziale di internet (1.0) sulle aziende: da realtà di una banalità imbarazzante (possono delle pagine HTML cambiare il mio business?) ad un mezzo formidabile di innovazione.
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// 01 Feb 2008 14:02
Riprendo le ultime righe del contributo di Marco. In realtà l'impatto dell'Enterprise 2.0 è potenzialmente molto più forte di quello di Internet (web 1.0). Come descritto da Gartner (http://www.gartner.com/DisplayDocument?id=565409) e ripreso nel mio blog (http://www.socialenterprise.it/index.php/2008/01/01/lenterprise-20-alla-conquista-delle-aziende/): mentre il web prima maniera ha avuto impatti innazitutto sulle modalità operative (efficienza degli ordini, acquisti, canali di distribuzione, funzioni amministrative e HR), l’Enterprise 2.0 stravolge un layer di ordine superiore dell’azienda, quello preposto all’innovazione e al rinnovamento. L’Enterprise 2.0 si distingue cioè per la fortissima spinta verso il cambiamento in termini di cocreazione, ascolto delle esigenze dei clienti, miglioramento del customer service, capitalizzazione delle conoscenza interna ed esterna mirata alla peer production ed al crowdsourcing, aumento della flessibilità ed adozione di strutture di collaborazione più dinamiche (team collaboration, social networking, mashups). Se l'approccio banalizzante tranquillizza gli stakeholder e consente un'introduzione carbonara, questa non deve essere considerata un punto di arrivo perchè non garantisce benifici duraturi all'azienda. Ciò succede solamente quando l'impatto dell'Enterprise 2.0 raggiunge il management ed abilita un reale processo di scambio e condivisione del potere.
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